La frase “perdona e dimentica” non compare nella Bibbia. È un detto popolare che, sebbene ben intenzionato, rischia di semplificare una realtà molto più profonda e delicata. Ciò che invece troviamo ripetutamente nella Scrittura è l’invito — anzi, il comando — a perdonarci a vicenda (Matteo 6:14; Efesini 4:32). Il perdono non è un’opzione per chi segue Cristo, ma un passo necessario nel cammino della grazia.

Quando un cristiano si rifiuta di perdonare, la sua comunione con Dio si appanna (Matteo 6:15), e l’amarezza può mettere radici nel cuore, togliendo pace, gioia e, talvolta, persino la ricompensa spirituale (Ebrei 12:14–15; 2 Giovanni 1:8).

Perdonare è una scelta, non un sentimento. Non sempre ci sentiamo pronti, ma possiamo decidere di obbedire. Anche se l’offensore non si pente o non cerca la riconciliazione, Dio ci chiama a liberarci dal peso del rancore (Matteo 5:44).

Charles Spurgeon disse: “Quando non perdoniamo, bruciamo il ponte su cui anche noi dobbiamo passare.”

SANI CONFINI

Ora, è importante dire questo: perdonare non vuol dire annullare i confini. Possiamo perdonare sinceramente, ma allo stesso tempo riconoscere che, per il nostro bene, è necessario stabilire dei limiti. Se una persona ha ripetutamente abusato della nostra fiducia, non siamo obbligati a ricostruire subito una relazione identica a prima. Il perdono libera il nostro cuore, ma la fiducia si ricostruisce con il tempo e con i frutti del pentimento.

Come insegna Proverbi 22:3: “Il prudente vede il pericolo e si nasconde, ma gli ingenui vanno avanti e la pagano.”

E come ha detto Corrie ten Boom: “Perdonare è liberare un prigioniero… e scoprire che quel prigioniero eri tu.” Ma liberare non vuol dire esporsi di nuovo al pericolo.

Stabilire confini sani è un atto di cura, non di durezza. È una forma di saggezza che ci protegge e ci permette di vivere in pace, per quanto dipende da noi (Romani 12:18). Gesù stesso ci ha insegnato a essere “astuti come serpenti e puri come colombe” (Matteo 10:16): pronti a perdonare, ma anche saggi nel gestire le relazioni difficili.

LASCIARE ANDARE L’OFFESA

È vero anche che non possiamo semplicemente “dimenticare” ciò che ci è stato fatto. Non possiamo cancellare i ricordi con un colpo di spugna. Ma possiamo decidere di non lasciare che quelle ferite governino la nostra vita. Dio stesso, pur essendo onnisciente, sceglie di non ricordare i nostri peccati (Ebrei 8:12), e in Cristo ci dichiara giusti, come se il peccato non fosse mai accaduto (Romani 3:23; 8:1).

Se con “perdonare e dimenticare” intendiamo: “Scelgo di lasciare andare l’offesa per amore di Cristo e andare avanti con la mia vita”, allora stiamo seguendo una via sana e biblica. Paolo ci incoraggia a dimenticare ciò che sta dietro e a protenderci verso ciò che è davanti (Filippesi 3:13). E ci ricorda anche che dobbiamo perdonarci come Dio ha perdonato noi (Efesini 4:32), senza lasciare che l’amarezza prenda radici nel cuore (Ebrei 12:15).

L’ideale, ovviamente, è che chi ha sbagliato si penta sinceramente, e che il perdono possa portare riconciliazione e guarigione. Il vero pentimento si riconosce da un cambiamento concreto di comportamento (Luca 3:8–14; Atti 3:19). L’amore, scrive Paolo, “non tiene conto del male ricevuto” (1 Corinzi 13:5), e Pietro aggiunge che “copre una moltitudine di peccati” (1 Pietro 4:8).

Ma ricordiamolo: cambiare un cuore è opera di Dio, non nostra. Fino a quando non vediamo un vero frutto di ravvedimento, è sano — e spiritualmente responsabile — limitare il livello di accesso e di fiducia. Questo non significa che non abbiamo perdonato. Significa semplicemente che non siamo Dio, e non possiamo vedere dentro il cuore delle persone.

CONCLUSIONE

Mi rendo conto che questo argomento, come molti altri, può generare profonde riflessioni e anche accendere discussioni. Tocca corde sensibili, risveglia ricordi e, a volte, riapre ferite importanti. Come sempre, non ho alcuna intenzione di imporre la mia visione a nessuno, ma spero che tutti possiamo fermarci a riflettere sulla questione alla luce della Parola di Dio. È un tema ampio, complesso, e certamente questo articolo non pretende di essere esaustivo. Ho semplicemente cercato di offrire un piccolo contributo, con umiltà e sincerità.

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Dio ci benedica,
Antonio Morra